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Quando i vigneron francesi legano il termine terroir (in italiano terra) ad un vino si riferiscono all'influenza che il tipo di suolo, sottosuolo, pendenza, esposizione e clima di quella terra, hanno sulle caratteristiche qualitative delle uve di un dato vitigno, e questa influenza è così forte da rendere il vino che ne deriva unico, con una precisa identità, direttamente riconducibile a quel terroir. Quando poi interviene l'uomo nella decisione della densità di impianto, del sistema di potatura, di concimazione, del momento e delle modalità di raccolta, dei modi di trasformazione e conservazione in cantina, ebbene, da questa complessa influenza tra terroir, vitigno e uomo, nasce quello che i francesi definiscono un cru (dal verbo “croitre” che significa crescere) e con tale termine si definisce un vino dalle caratteristiche uniche e specifiche. Il Cilento un territorio così eterogeneo sia per il suolo che per il clima non poteva che rendere i vini che ne derivano unici e con una precisa identità sensoriale ciascuno con specifiche peculiarità. A partire da questa eterogeneità territoriale i cilentani hanno saputo esaltare, con una vinificazione semplice e genuina, i vari vitigni autoctoni per dare origine a vini eccellenti tra cui anche una DOC Cilento e un IGT Paestum. I vitigni cilentani traggono la propria origine dall’antica Grecia infatti i vitigni locali, introdotti ad Elea ed a Paestum dagli antichi colonizzatori greci, trovano nella natura argillosa-calcarea del terreno e nel clima della zona le condizioni per esprimere al meglio la propria personalità. Tra le varietà più coltivate troviamo Aglianico, Piedirosso (noto anche come Per'ePalummo) Primitivo e Sangiovese, per i vitigni a bacca rossa, e Fiano, Greco, Trebbiano, Malvasia per i vitigni a bacca bianca. Da queste pregiate uve prendono vita “il nettare degli dei”…